Rubrica: Voci dal territorio
Paideia Campus, a Pollica il territorio diventa una scuola di futuro
Il progetto del Future Food Institute trasforma la Dieta Mediterranea in un'esperienza educativa che coinvolge comunità, scuole e ricercatori. Sara Roversi racconta il valore delle relazioni e le sfide della rigenerazione territoriale. 21/10/26
Una cucina può diventare un'aula e una donna custode di ricette e tradizioni una maestra. Succede a Pollica, nel Cilento, dove Olimpia e Carmela accolgono nelle loro cucine gli studenti dell'alberghiero, trasmettendo conoscenze che appartengono alla vita quotidiana della comunità.
È una delle esperienze del Paideia Campus, che mette in relazione educazione, patrimonio culturale e rigenerazione territoriale. “Trovo particolarmente bello che persone come Olimpia e Carmela possano trasmettere ai giovani le proprie conoscenze, vedendo riconosciuto il valore di un sapere che custodiscono da sempre”.
A raccontarlo è Sara Roversi, fondatrice del Future Food Institute, che insieme al Comune di Pollica ha dato vita al Campus negli anni della pandemia, trasformando il Castello dei Principi Capano in un luogo di formazione aperto al territorio e al mondo. “Ho sempre considerato il mondo una grande scuola, dove si impara viaggiando, facendo esperienze e incontrando persone. A Pollica, grazie all’incontro con Stefano Pisani, Sindaco di Pollica, ho trovato una comunità che vive ogni giorno questo modo di imparare e di condividere conoscenze”.

Una scuola che nasce dalla comunità
Pollica custodisce un patrimonio nel quale la Dieta Mediterranea vive attraverso agricoltura, pesca, alimentazione e relazioni sociali. L'eredità di Angelo Vassallo, il lavoro dell'amministrazione comunale e la storia di Ancel e Margaret Keys a Pioppi costituiscono le radici sulle quali si è sviluppato il progetto. “Questa comunità mi ha insegnato e continua a insegnarmi quanto tempo serva per costruire fiducia, quanta conoscenza ci sia nei gesti quotidiani e quanto possiamo imparare gli uni dagli altri. È da questa esperienza che è nato il Paideia Campus”.
Il nome richiama l'idea di un'educazione che forma la persona nella sua interezza. Il Campus coinvolge bambini, adolescenti, universitari, docenti, ricercatori e professionisti attraverso esperienze progettate insieme alle realtà locali. “Il Castello dei Principi Capano è la sede del Campus, ma le nostre attività educative si svolgono in tutto il territorio: nelle aziende agricole, nelle cucine, lungo i sentieri e sul mare. Ogni esperienza diventa un'occasione per imparare: attraverso il cibo parliamo di salute e lavoro, attraverso la pesca scopriamo la biodiversità e l'economia del mare, mentre l'incontro tra generazioni permette di trasmettere conoscenze e tradizioni”. Il metodo educativo segue il principio delle tre S: Sentire, Sapere per poter Sostenere, che collega esperienza, conoscenza e capacità di agire.

Dalle cucine al mare, imparare attraverso l'esperienza
Le attività spaziano da Trame Mediterranee, dedicato alla scoperta dei saperi locali, alla Digital Academy, che collega competenze tecnologiche e territorio. I programmi Save the Ocean e Blue Schools di BLUERA portano l'educazione ambientale sul mare, coinvolgendo pescatori, biologi ed educatori. “La qualità di un laboratorio si vede anche nella sua capacità di aiutare chi deve prendere decisioni”, osserva Roversi, ricordando le summer school realizzate con l'Università Federico II di Napoli, nelle quali studenti, ricercatori e amministratori lavorano su politiche agricole e pianificazione territoriale.
Per le Blue Schools, la documentazione del programma registra 20 scuole attivate, 264 studenti coinvolti nelle esperienze immersive e sei pescherecci didattici. Ma Sara invita a distinguere la partecipazione dai cambiamenti duraturi. “Le attività realizzate e le persone coinvolte non bastano, da sole, a dimostrare che abbiamo risolto lo spopolamento o creato benessere duraturo. Dobbiamo capire quali opportunità continuano, chi riesce a partecipare e chi resta escluso. Vorrei misurare il nostro lavoro anche attraverso l'autonomia che contribuiamo a rendere possibile”.
È una riflessione che riguarda anche la tutela della Dieta Mediterranea, riconosciuta dall'Unesco come patrimonio culturale immateriale. “Dentro un alimento ci sono il suolo, l'acqua, il lavoro di qualcuno, una conoscenza tramandata. Dentro il mangiare insieme c'è il tempo che scegliamo di dedicarci. Un'eredità rimane viva quando chi arriva dopo può farla propria e darle nuove possibilità”.

Il futuro: una scuola dove anche gli adulti tornano a imparare
L'ambizione è dare continuità alle esperienze del Campus attraverso un progetto educativo stabile, capace di coinvolgere le nuove generazioni e contribuire alla vitalità del territorio. “Vorrei una scuola nella quale si possano allenare queste capacità vivendo: coltivando, cucinando, studiando, progettando con gli abitanti. E nella quale ci sia spazio per immaginare un futuro desiderabile e imparare a costruirlo”.
La sfida riguarda anche il rapporto tra sviluppo e qualità della vita. Sara richiama le difficoltà quotidiane dei territori interni e il rischio di un turismo che attraversa i luoghi velocemente, lasciando poco alle comunità. “La nostra responsabilità è rendere possibile una vita piena, nella quale un giovane possa scegliere di restare o tornare senza rinunciare alle proprie ambizioni”.
Il modello educativo sviluppato a Pollica può offrire strumenti anche ad altri territori, purché ciascuno parta dalle proprie persone, conoscenze e necessità. “Possiamo condividere metodi educativi, strumenti di ricerca, modalità di collaborazione fra istituzioni e comunità. Il primo passo resta la disponibilità a imparare dal luogo nel quale si arriva, lasciandogli il potere di cambiare anche il progetto”.
E il progetto che Sara immagina per il futuro conserva la stessa dimensione personale dalla quale è nato. “A Pollica ho compreso più profondamente il senso della mia missione. Ho trovato un territorio che è scuola quotidiana e una comunità maestra, dalla quale continuo a imparare. Il mio sogno è che da questa esperienza nasca una scuola capace di riallenare l’umano a essere umano: a prendersi cura, a costruire relazioni vere, a sentirsi responsabile della vita di una comunità. Una scuola in cui il tempo ritrovi valore e in cui imparare, insieme, a creare valore restando fedeli ai valori che danno senso al nostro vivere”.

