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Anziani, 18 milioni nel 2040: case e città non sono ancora pronte
Il Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani lega demografia, digitale e clima e propone un nuovo welfare: casa, quartiere e servizi come unico ecosistema di cura. 21/09/26
Vivere più a lungo cambia anche il significato dell’abitare. Nel 2040 gli over 65 in Italia saranno oltre 18 milioni, circa un terzo della popolazione, e cresceranno le persone anziane che vivono sole. Case accessibili, servizi di prossimità, quartieri sicuri e reti sociali diventano quindi parte integrante delle politiche di cura. Welfare, città e patrimonio abitativo, però, sono ancora poco preparati a una società sempre più longeva.
La solitudine è già uno dei segnali più evidenti: oltre 4,5 milioni di anziani vivono soli e nel 2040 saranno quasi sei milioni. Il 16% degli over 65 non ha contatti sociali nell’arco di una settimana, quota che sale al 32% tra gli ultraottantacinquenni, mentre tre anziani su quattro non partecipano ad attività collettive organizzate. Autonomia, relazioni e accesso ai servizi diventano così elementi centrali della qualità dell’invecchiamento.

Fonte: Auser, Spi Cgil, Abitare e Anziani, Terzo Rapporto “Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità”, 2026.
Da questa prospettiva nasce il Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani, Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità, realizzato da Auser, Spi Cgil e Abitare e Anziani, a cura di Claudio Falasca con la collaborazione di Rossella Muroni e Giovanni Carapella e presentato il 15 settembre al Cnel di Roma.
La ricerca analizza tre trasformazioni - demografica, digitale e ambientale - e i loro effetti su persone anziane, welfare, città e abitazioni: cambiano famiglie e rapporti tra generazioni, l’accesso ai servizi e l’esposizione delle persone fragili agli effetti della crisi climatica. Case e quartieri sono i luoghi in cui queste transizioni si incontrano.
Più anziani e più soli: cambia il modo di abitare
Gli over 65 sono oggi quasi 15 milioni, circa un quarto della popolazione italiana. La longevità cresce mentre le famiglie diventano più piccole e le reti di prossimità più fragili, rendendo la casa sempre più importante per autonomia e qualità della vita.
Il 90,7% degli over 65 è proprietario dell’abitazione in cui vive, circa 13 milioni di persone; il restante 9,3% vive in affitto, con un canone medio di 531 euro. Ma molte abitazioni, costruite oltre quarant’anni fa, presentano barriere architettoniche, impianti obsoleti, consumi energetici elevati o spazi poco adatti alle esigenze di una popolazione anziana.
A questo si aggiunge la fragilità economica: circa la metà dei pensionati vive con meno di 1500 euro al mese, rendendo più difficile sostenere manutenzione, adeguamento delle abitazioni e costi energetici.
Case, quartieri e clima: le fragilità si sommano
La qualità dell’abitare prosegue oltre la porta di casa. Marciapiedi dissestati, attraversamenti pericolosi, trasporti insufficienti e servizi difficili da raggiungere possono limitare l’autonomia delle persone anziane. Lo conferma anche il dato sulla sicurezza stradale: nel 2024 quasi la metà dei pedoni deceduti in Italia aveva più di 65 anni.
Anche il cambiamento climatico aumenta le fragilità. Le ondate di calore colpiscono soprattutto chi vive solo o in edifici poco efficienti, mentre isolamento inadeguato, scarso raffrescamento e isole di calore urbane accrescono i rischi. La riqualificazione energetica diventa quindi anche uno strumento di tutela della salute.
La transizione digitale offre opportunità attraverso telemedicina, teleassistenza, domotica e servizi domiciliari, ma può creare esclusione quando mancano accesso e competenze. Per il Rapporto, la tecnologia deve sostenere autonomia, sicurezza e relazioni, insieme all’alfabetizzazione digitale delle persone anziane e di chi le assiste.
Abitare la longevità: i cinque cardini del nuovo welfare
Il Rapporto propone di integrare welfare, urbanistica e politiche abitative, collegando casa, servizi, salute, mobilità e reti di comunità. La casa diventa così la prima infrastruttura di salute, autonomia e sicurezza; il quartiere uno spazio di prossimità per servizi e relazioni.

Fig. Il cambio di paradigma proposto dal Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani.
Il Rapporto individua cinque cardini per un programma dedicato alla longevità:
- la casa come primo luogo della cura, attraverso accessibilità, sicurezza, domotica e adattamento del patrimonio;
- il quartiere come ecosistema di prossimità, con servizi integrati, mobilità accessibile e spazi pubblici inclusivi e resilienti;
- un welfare territoriale integrato, capace di collegare sanità, politiche sociali e abitare;
- la tecnologia come strumento per l’autonomia, dalla teleassistenza all’alfabetizzazione digitale;
- la comunità come infrastruttura sociale, attraverso reti di vicinato, cohousing intergenerazionale, volontariato e spazi condivisi.
Tra le proposte figura anche un Programma nazionale decennale per l’abitare degli anziani, insieme al recupero del patrimonio edilizio inutilizzato, al sostegno per l’adattamento delle case e alla diffusione di cohousing, abitazioni assistite e condomini solidali.
L’obiettivo è permettere alle persone di vivere bene e il più a lungo possibile nella propria casa e nel proprio quartiere, mantenendo autonomia e relazioni. Ripensare l’abitare significa quindi mettere in relazione politiche sociali, sanitarie, abitative e urbane, facendo di casa, cura e relazioni gli elementi di un unico sistema.
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