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Italia più calda di sempre: il 2024 segna un nuovo record per le città
L’Ispra registra un’anomalia della temperatura media di +1,33 °C. Negli ultimi 10 anni in alcuni capoluoghi la temperatura è aumentata anche di 1°C. Necessario rafforzare le strategie di adattamento urbano. 09/04/26
Il 2024 rappresenta l’anno più caldo della serie storica in Italia, con un’anomalia della temperatura media pari a +1,33 °C rispetto al periodo 1991-2020. A sottolinearlo è l’Ispra nel suo Rapporto “Il clima nei capoluoghi delle regioni italiane” in cui descrive come il riscaldamento osservato negli ultimi anni si configuri come una tendenza consolidata. Dal 2000 le anomalie sono quasi sempre positive, e gli ultimi anni si collocano stabilmente tra i più caldi mai registrati.
Anche l’analisi di lungo periodo evidenzia un aumento medio di circa +0,42 °C ogni dieci anni. Una situazione che si affianca ad un incremento degli eventi estremi di caldo e a una riduzione degli episodi di freddo, segnando una trasformazione significativa del clima nazionale.

Città sempre più esposte agli impatti climatici
Le aree urbane emergono come uno degli ambiti più vulnerabili. In Europa oltre il 74% della popolazione vive in città, quota destinata a crescere ulteriormente nei prossimi decenni, con conseguenze rilevanti per la gestione dei rischi climatici. Ondate di calore, precipitazioni intense, siccità e tempeste incidono in modo più marcato nei contesti urbani, dove la concentrazione di popolazione e infrastrutture amplifica gli impatti. In particolare, l’effetto “isola di calore urbana” contribuisce a rendere le città significativamente più calde rispetto alle aree circostanti, aumentando l’esposizione della popolazione a condizioni di stress termico. Le ondate di calore risultano quindi più frequenti, intense e durature, con implicazioni dirette per la salute pubblica, soprattutto per anziani e soggetti fragili.
Cresce la temperatura media nei capoluoghi
L’analisi dei 21 capoluoghi di regione evidenzia un aumento generalizzato delle temperature medie nell’ultimo decennio rispetto al periodo climatologico 1991-2020. In diverse città si osservano incrementi significativi: ad Aosta la temperatura media passa da 12,2 °C a 12,8 °C, a Torino da 14,3 °C a 15,2 °C, a Milano da 15,5 °C a 16,2 °C, mentre a Genova si registra un aumento da 16,5 °C a 17,1 °C. In molte città, gli ultimi anni rappresentano i picchi dell’intera serie, confermando l’accelerazione del riscaldamento urbano. Per le precipitazioni, il quadro appare più eterogeneo, senza un trend uniforme, ma con evidenze crescenti di variabilità e di eventi estremi.
Dati climatici come base per le politiche pubbliche
Il Rapporto sottolinea il ruolo centrale dei dati climatici per orientare le decisioni pubbliche. L’analisi delle tendenze e degli estremi consente di individuare criticità emergenti e di progettare interventi più efficaci e mirati. La crescente frequenza di ondate di calore, eventi idro-meteorologici intensi e condizioni di siccità pone sfide rilevanti per la pianificazione urbana, la gestione delle risorse idriche, la sicurezza energetica e la tutela della salute. In questo contesto, il Rapporto si propone come strumento di supporto alle strategie di adattamento, fornendo elementi conoscitivi utili per ridurre gli impatti del cambiamento climatico e rafforzare la resilienza dei territori.
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