Il punto di Giovannini
Decarbonizzazione lenta e clima sotto pressione: il ritardo delle politiche energetiche
8 giugno 2026
La scorsa settimana sono stati pubblicati alcuni studi scientifici che dimostrano come il processo di decarbonizzazione, cioè la riduzione delle emissioni di gas climalteranti al netto di quelle compensate dagli ecosistemi naturali, stia procedendo molto lentamente. In particolare, uno studio mostra che probabilmente la Cina sarà uno dei pochi Paesi a raggiungere la decarbonizzazione entro il 2050, in anticipo rispetto ai programmi precedentemente dichiarati. Al contrario, molti altri Paesi, tra cui l’Italia, arriveranno in ritardo: nel caso italiano si parla del 2070, mentre per gli Stati Uniti, ancora fortemente orientati alle fonti fossili, l’orizzonte potrebbe spingersi fino al 2130.
Questo significa che la pressione delle attività umane sui sistemi che governano il clima continuerà a essere molto elevata. Le grandi economie stanno sì orientandosi verso la decarbonizzazione, ma il ritmo è decisamente insufficiente. Nel frattempo, l’Europa sta vivendo un’ondata di caldo straordinariamente intensa per il periodo, con temperature eccezionali nel Nord Europa e nella Pianura Padana. Una situazione che mette sotto stress i sistemi agricoli e le persone, e che si collega direttamente al rischio di superare le soglie climatiche considerate tollerabili dalla comunità scientifica, dopo diecimila anni di relativa stabilità, guarda caso proprio il periodo in cui si è sviluppata la società umana.
La pressione delle attività antropiche sul clima produce danni continui e dunque, sul piano politico, le società dovrebbero aumentare la pressione sulle istituzioni affinché accelerino la transizione. Purtroppo, molti Paesi, tra cui il nostro, non sembrano cogliere appieno neanche le opportunità economiche e sociali legate alla trasformazione dei sistemi energetici. Nei giorni scorsi, a Milano, un evento dedicato ai risultati del Piano nazionale di ripresa e resilienza ha visto il Governo sottolineare come l’Italia, in termini di installazione di rinnovabili, sia in linea con le previsioni del Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). Peccato, però, che quel Piano, elaborato pochi anni fa, non solo era troppo timido, ma appare ormai superato, anche alla luce della crescita della domanda energetica legata ai data center e all’intelligenza artificiale, oltre che delle nuove opportunità economiche offerte dalle rinnovabili, diventate ormai la fonte più competitiva sul piano dei costi.
Il Paese, non solo a livello centrale, ma anche a scala regionale e territoriale, continua invece a muoversi lentamente e con grande incertezza, al punto tale che (finalmente) anche il mondo delle imprese critica la lentezza delle scelte in materia di energie rinnovabili. Dunque, è indispensabile e urgente avviare rapidamente una revisione del PNIEC, accelerare al massimo sulle rinnovabili e creare opportunità di crescita economica capaci di generare risorse aggiuntive, utili anche per investire sulle azioni di adattamento al cambiamento climatico, ormai non più rinviabili, anche alla luce dei rischi elevatissimi che il nostro Paese corre in questo campo.
"Scegliere il futuro" è una rubrica realizzata in collaborazione con Radio Radicale. Ascolta l’audio.
