Approfondimenti
Fare la pace. Un "terzo tempo anticipato" per ridurre la conflittualità
Salesiani per il sociale organizzano attività di animazione, sostegno allo studio, laboratori sportivi ed espressivi, orientamento alla formazione/lavoro per promuovere l'educazione alla cittadinanza globale e la gestione non violenta dei conflitti. 17/07/26
Un contesto urbano multiculturale italiano caratterizzato da tensioni sociali, marginalità e conflitti quotidiani in cui lavora Salesiani per il sociale. Un contesto segnato da guerre civili, sfollamenti e flussi di rifugiati in Tanzania, in cui lavora JGI.
Sia il Festival Roots & Shoots in Tanzania sia il progetto “terzo tempo anticipato” a Torino offrono testimonianze di strumenti educativi comuni che contribuiscono alla costruzione della pace e della coesione sociale:
- la creazione di spazi sicuri di incontro e dialogo, occasioni in cui persone con storie, provenienze e vissuti differenti possono incontrarsi, conoscersi e costruire relazioni positive;
- l’educazione esperienziale e partecipativa che coinvolge le e i giovani non solo come semplici destinatari delle attività, ma come protagonisti attivi. Attraverso teatro, musica, poesia, gioco, sport e confronto diretto, sperimentano concretamente valori di cooperazione, rispetto e responsabilità;
- la valorizzazione delle relazioni e della conoscenza reciproca: conoscere l’altro come persona è un passaggio fondamentale per superare stereotipi, paure e conflitti;
- la gestione nonviolenta dei conflitti: in Tanzania l’educazione sostiene processi di riconciliazione e convivenza in contesti segnati da guerre e migrazioni forzate; a Torino aiuta i giovani a trasformare tensioni e rivalità quotidiane in occasioni di dialogo e responsabilizzazione;
- il coinvolgimento della comunità (associazioni, educatori, scuole, autorità locali, organizzazioni religiose e servizi territoriali), riconoscendo che l’educazione alla pace è un processo collettivo;
- la promozione della cittadinanza globale come competenza che aiuta le e i partecipanti a comprendere il legame tra dimensione locale e globale, sviluppando empatia, senso di appartenenza a una comunità più ampia e attenzione al bene comune.
Come sottolinea l’Unesco per reimmaginare i nostri futuri insieme dobbiamo valorizzare e ampliare le opportunità educative che si sviluppano nel corso della vita e in diversi spazi culturali e sociali. Spazi in cui sperimentare inclusione, equità e benessere collettivo.
→ Reimagining Our Futures Together: A New Social Contract for Education), (UNESCO (2021)
di Giordana Francia, coordinatrice Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 4 "Istruzione di qualità"
Creare spazi educativi sicuri e accessibili in cui il conflitto venga riconosciuto e accompagnato, trasformandolo in occasione di responsabilizzazione, dialogo e crescita personale e comunitaria.
- Salesiani per il sociale
Durante le attività sportive di educativa di strada, il calcio rappresenta spesso uno spazio di forte aggregazione ma anche di rivalità, in cui tensioni pregresse rischiano di trasformarsi rapidamente in conflitto. In diverse occasioni, insieme ai ragazzi, abbiamo sperimentato una strategia educativa ispirata al rugby: il “terzo tempo anticipato”.
Prima dell’inizio della partita, ogni partecipante si presenta dicendo il proprio nome e raccontando brevemente qualcosa di sé: da dove viene, cosa studia o cosa gli piace fare. Questo gesto semplice rompe l’anonimato del gruppo avversario e trasforma i “nemici” in persone riconoscibili, favorendo empatia e rispetto reciproco. La partita si svolge poi attraverso una modalità di auto-arbitraggio: l’arbitro non è in campo, ma assume il ruolo di tutor esterno, sostenendo i ragazzi nella gestione autonoma delle regole e dei conflitti che emergono durante il gioco.
Questa pratica ha prodotto una riduzione significativa della conflittualità e una maggiore responsabilizzazione dei partecipanti. Il “terzo tempo anticipato”, sviluppato in collaborazione con Uisp Torino, Gruppo Abele e altre realtà della rete educativa cittadina, mostra come anche in contesti informali lo sport possa diventare uno strumento concreto di educazione alla pace, alla cittadinanza attiva e alla gestione non violenta dei conflitti.

Più nel dettaglio
Paese/contesto: Torino - Italia (Circoscrizione VIII, quartiere San Salvario, Parco del Valentino, Stazione Porta Nuova)
Attore: Salesiani per il sociale - equipe educativa di strada Don Bosco San Salvario in collaborazione con servizi territoriali, scuole, associazioni e la rete del progetto NOMiS (Compagnia di San Paolo, Cooperativa E.T., Gruppo Abele)
Descrizione dell’esperienza educativa: contesto urbano complesso, caratterizzato da multiculturalità, fragilità sociali, povertà educativa e conflitti interpersonali quotidiani, in un quadro di pace formale ma di forte tensione sociale.
L’equipe di educativa di strada attiva nel quartiere ha operato quotidianamente con adolescenti e giovani adulti tra gli 11 e i 29 anni, molti dei quali portatori di storie di marginalità, migrazione, povertà educativa e, in alcuni casi, coinvolgimento nel circuito penale minorile. In un contesto formalmente “di pace”, ma attraversato da conflitti sociali diffusi e latenti, l’educazione assume una funzione preventiva, trasformativa e di mediazione tra mondi spesso distanti.
Accanto al lavoro di strada e nei contesti informali, l’esperienza si sviluppa attraverso incontri di informazione e formazione nelle scuole, dalla terza media alla quinta superiore, rivolti a studenti e studentesse, e momenti di confronto e collaborazione con insegnanti e famiglie. Questi spazi permettono una lettura condivisa delle nuove fragilità adolescenziali, favorendo prevenzione, consapevolezza e corresponsabilità educativa tra scuola, famiglie e territorio.
Il costante confronto con altri attori del territorio (servizi, associazioni, enti del Terzo Settore e scuole) permette all’equipe di mantenere una visione integrata dei bisogni della comunità e di svolgere una funzione di ponte tra mondi spesso distanti, favorendo coesione e strategie condivise.
Le attività proposte – animazione educativa, potenziamento della lingua italiana L2, sostegno allo studio, laboratori sportivi ed espressivi, orientamento alla formazione/lavoro e attività di utilità sociale per percorsi di messa alla prova – sono pensate come strumenti di educazione alla cittadinanza globale e alla gestione non violenta dei conflitti. La relazione educativa, stabile e informale, consente ai giovani di sperimentare il rispetto delle regole come patto condiviso e non come imposizione.
La presenza continuativa ai tavoli istituzionali, unita al rapporto costante con la cittadinanza e al dialogo con i membri della comunità, consente all’equipe educativa di favorire risposte integrate e la costruzione condivisa di cultura di pace, dialogo e responsabilità collettiva.

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