Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare la società italiana, i soggetti economici e sociali e le istituzioni allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Altre iniziative per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Luisa Leonzi
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Approfondimenti

Fare la pace. Il Festival Roots e shoots in Tanzania

Un progetto educativo di Jane Goodall per sostenere processi di riconciliazione e convivenza in contesti segnati da guerre e migrazioni forzate. 17/07/26

Un contesto urbano multiculturale italiano caratterizzato da tensioni sociali, marginalità e conflitti quotidiani in cui lavora Salesiani per il sociale. Un contesto segnato da guerre civili, sfollamenti e flussi di rifugiati in Tanzania, in cui lavora JGI.

Sia il Festival Roots & Shoots in Tanzania sia il progetto “terzo tempo anticipato” a Torino offrono testimonianze di strumenti educativi comuni che contribuiscono alla costruzione della pace e della coesione sociale:

  • la creazione di spazi sicuri di incontro e dialogo, occasioni in cui persone con storie, provenienze e vissuti differenti possono incontrarsi, conoscersi e costruire relazioni positive;
  • l’educazione esperienziale e partecipativa che coinvolge le e i giovani non solo come semplici destinatari delle attività, ma come protagonisti attivi. Attraverso teatro, musica, poesia, gioco, sport e confronto diretto, sperimentano concretamente valori di cooperazione, rispetto e responsabilità;
  • la valorizzazione delle relazioni e della conoscenza reciproca: conoscere l’altro come persona è un passaggio fondamentale per superare stereotipi, paure e conflitti;
  • la gestione nonviolenta dei conflitti: in Tanzania l’educazione sostiene processi di riconciliazione e convivenza in contesti segnati da guerre e migrazioni forzate; a Torino aiuta i giovani a trasformare tensioni e rivalità quotidiane in occasioni di dialogo e responsabilizzazione;
  • il coinvolgimento della comunità (associazioni, educatori, scuole, autorità locali, organizzazioni religiose e servizi territoriali), riconoscendo che l’educazione alla pace è un processo collettivo;
  • la promozione della cittadinanza globale come competenza che aiuta le e i partecipanti a comprendere il legame tra dimensione locale e globale, sviluppando empatia, senso di appartenenza a una comunità più ampia e attenzione al bene comune.

Come sottolinea l’Unesco per reimmaginare i nostri futuri insieme dobbiamo valorizzare e ampliare le opportunità educative che si sviluppano nel corso della vita e in diversi spazi culturali e sociali. Spazi in cui sperimentare inclusione, equità e benessere collettivo.

Reimagining Our Futures Together: A New Social Contract for Education), (UNESCO (2021)

 


Favorire il dialogo tra culture lavorando sulla internazionalizzazione, sul valore l’imprescindibilità del diritto internazionale, sulla Terra come bene comune e, dunque, sui valori comuni.

- Jane Goodall Italia


Kigoma, in Tanzania, è una terra di confine segnata dall’arrivo continuo di migliaia di rifugiati dalla Repubblica del Congo e dal Burundi. In questo contesto fragile, JGI Italia è accanto ai più vulnerabili, trasformando l’emergenza in speranza.

A luglio del 2025, presso l’orfanotrofio Sanganigwa, JGI Italia ha organizzato un Festival R&S che ha riunito 90 bambine e bambini accolti da organizzazioni locali impegnate con minori orfani, abbandonati o di strada. Yaapa, Compassion Mlole e Mwocachi, appartenenti a fedi diverse–cattolica, anglicana e musulmana–hanno condiviso un forte messaggio di unità.

Nei giorni precedenti, educatori e operatori hanno accompagnato le ragazze e i ragazzi in una riflessione su natura, animali, anziani e solidarietà, lasciando spazio alla loro creatività. Durante il Festival si sono alternate performance teatrali, canti e poesie, alla presenza delle autorità locali e dei rappresentanti religiosi.

La giornata si è conclusa con la danza tradizionale di Kigoma insieme al gruppo Mapigo Saba, una merenda e la gioia di ballare tutti insieme.

Più nel dettaglio

Paese/ contesto: Tanzania (JGI opera in 25 Paesi nel mondo)

Attore: Istituto Jane Goodall Italia

Descrizione iniziativa: Nell’ambito dell’esperienza relativa a situazioni di afflusso di rifugiati o di guerre civili (Tanzania, Burundi, Rwanda), la solidarietà e la vicinanza degli altri sono essenziali. JGI Italia collabora da oltre 25 anni con la regione Kigoma in Tanzania, dove si occupa dei più vulnerabili accolti in un Centro specifico, che accoglie anche bambini e ragazzi vittime delle guerre nei paesi limitrofi.

Questo intervento, costante e duraturo negli anni, assicura accoglienza e garantisce un'istruzione di qualità, dando valore allo scambio internazionale e interculturale; ciò fa sperare nella formazione di una comunità consapevole, attiva e responsabile, capace di trasformarsi in modo sostenibile, di mantenere tolleranza verso i rifugiati e di nutrire apertura alla conoscenza e rispetto degli altri. Inoltre, l’educazione diventa uno strumento di costruzione di pace, prevenzione dei traumi futuri e riconciliazione nelle comunità in emergenza attraverso il racconto. Infine, grazie alla metodologia Roots&Shoots, l'esperienza supporta bambini, giovani e famiglie a comprendere e navigare la complessità del contesto geopolitico locale e globale e ad affrontare situazioni di paura e incertezza quotidiana, puntando sullo sviluppo delle capacità critiche e sulla speranza nel futuro, nella convinzione che ognuno di noi, anche attraverso piccoli passi, possa contribuire a costruire comunità pacifiche.

 

   SCOPRI TUTTE LE TESTIMONIANZE DELL'INIZIATIVA "FARE LA PACE"   

venerdì 17 luglio 2026

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