per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

IMPRESE, INNOVAZIONE E INFRASTRUTTURE

Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile

La disuguaglianza digitale è una questione da risolvere al più presto, dato che tre miliardi di persone nel mondo rimangono offline. Nel 2021 l’Italia aumenta la copertura della rete Gigabit alle famiglie, posizionandosi in linea con l'obiettivo prefissato, mentre nel 2020 ha fatto progressi insufficienti per quanto riguarda la spesa in ricerca e sviluppo.

I robot possono salvare il pianeta, ma quasi nessuno li progetta per farlo

La robotica cresce a ritmo esponenziale grazie all’AI, ma la sostenibilità resta assente nella ricerca. Uno studio su 50mila articoli rivela un paradosso che riguarda il futuro di città, lavoro, ambiente e disuguaglianze. 5/06/26

venerdì 5 giugno 2026
Tempo di lettura: min

Nei video che circolano online i robot aprono porte, preparano caffè, assistono anziani, trasportano merci nei magazzini e imparano a muoversi accanto alle persone. Alcuni sembrano ancora prototipi lontani dalla vita quotidiana. Altri stanno già entrando nelle fabbriche, negli ospedali e nelle case. La corsa alla robotica, alimentata dall’intelligenza artificiale (AI), sta accelerando ovunque. Ma c’è una domanda che continua a restare ai margini del dibattito: chi sta pensando davvero agli effetti ambientali e sociali di questa trasformazione? Partendo da questa domanda lo studio  “The sustainability gap in robotics” realizzato dalla Cornell University ha analizzato quasi 50mila articoli scientifici pubblicati tra il 2015 e l’inizio del 2026 nella categoria robotica, e il risultato racconta un divario profondo tra il potenziale della robotica e l’attenzione concreta alla sostenibilità. Solo il 7,4% degli articoli cita esplicitamente impatti sociali o ambientali, mentre appena il 4,3% dichiara una motivazione legata alla sostenibilità. I riferimenti diretti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu sono quasi inesistenti: appena lo 0,07% dei paper analizzati.


Crescita esponenziale degli articoli sulla robotica

La sostenibilità fuori dalla corsa tecnologica

Il lato più interessante dello studio non è soltanto la scarsità di riferimenti alla sostenibilità, è il contrasto tra la velocità con cui cresce la robotica e la lentezza con cui il settore sembra interrogarsi sulle conseguenze di quella crescita. In poco più di dieci anni i paper pubblicati nella categoria robotica sono passati da circa 80 articoli trimestrali nel 2015 a oltre 3.100 nel primo trimestre del 2026. Ogni mese migliaia di nuove ricerche immaginano robot più autonomi, più intelligenti e sempre più presenti nella vita quotidiana. Robot pensati per la logistica, per l’industria, per l’assistenza sanitaria, per l’agricoltura o per la gestione delle città. Eppure, dentro questa espansione, la sostenibilità continua a occupare uno spazio minuscolo. Secondo gli autori, il settore vive una sorta di “sostenibilità accidentale”: molte tecnologie potrebbero teoricamente contribuire agli Obiettivi dell’Agenda 2030, ma quasi mai vengono progettate o raccontate partendo esplicitamente da quei traguardi.
La robotica può aiutare a ottimizzare i consumi energetici, ridurre sprechi, monitorare ecosistemi, migliorare la sicurezza sul lavoro o sostenere una sanità più efficiente. Ma può anche aumentare il consumo di risorse, accelerare la produzione di rifiuti elettronici, amplificare disuguaglianze e rendere ancora più energivori alcuni sistemi industriali.



Dalle fabbriche alle case: chi decide la direzione?

Negli ultimi anni la ricerca si è spostata sempre più verso sistemi collaborativi e umanoidi capaci di assistere persone anziane, svolgere attività domestiche o operare accanto agli esseri umani. Parallelamente, l’integrazione con modelli di intelligenza artificiale avanzati sta aumentando le capacità cognitive delle macchine, rendendo plausibili scenari che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente alla fantascienza. In questo scenario, sostengono i ricercatori, non basta più sviluppare innovazione semplicemente perché è possibile farlo. Diventa necessario chiedersi quali tecnologie aiutino davvero ad affrontare crisi climatiche, sociali e ambientali, e quali invece rischino di aggravare squilibri già esistenti.

 

La sfida di una robotica “intenzionale”

Per questo gli autori propongono un cambio di approccio: inserire nei paper valutazioni sugli impatti ambientali e sociali, collegare esplicitamente le ricerche agli SDGs, incentivare pratiche open source e spingere conferenze e istituzioni scientifiche a integrare criteri di sostenibilità nei processi di valutazione. L’idea di fondo è semplice ma radicale: la sostenibilità non dovrebbe essere una conseguenza eventuale dell’innovazione tecnologica, ma una scelta progettuale esplicita. Per anni il dibattito sulla robotica si è concentrato soprattutto su ciò che le macchine saranno capaci di fare. Lo studio suggerisce una domanda diversa, forse più urgente: per quale tipo di società le stiamo costruendo? Perché nei prossimi anni queste tecnologie entreranno nelle città, nelle fabbriche, nella logistica, nella sanità e nell’assistenza domestica. Consumeranno energia, utilizzeranno materiali, trasformeranno lavori e relazioni sociali. Se la sostenibilità continuerà a restare marginale già nella fase della ricerca, il rischio è che la robotica finisca per accelerare problemi che dovrebbe invece contribuire a risolvere.


Scarica la ricerca

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Via Farini 17, 00185 Roma C.F. 97893090585 P.IVA 14610671001

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale